SEPARAZIONE E DIVORZIO
Assegno di mantenimento e separazione: le nuove pronunce della Cassazione stanno cambiando i criteri di valutazione
Negli ultimi mesi la Corte di Cassazione è tornata più volte ad intervenire in materia di separazione e assegno di mantenimento, delineando orientamenti sempre più rigorosi sia nella valutazione delle condizioni economiche dei coniugi sia nell’accertamento dell’effettiva autosufficienza economica di chi richiede il contributo.
La tendenza della giurisprudenza più recente appare ormai chiara: l’assegno di mantenimento non può più essere considerato una conseguenza automatica della separazione o della mera disparità reddituale tra i coniugi.
I giudici richiedono oggi una verifica concreta della situazione patrimoniale, reddituale e personale delle parti, con particolare attenzione al principio di autoresponsabilità economica ed all’effettivo contributo fornito durante la vita matrimoniale.
La differenza di reddito non basta più
Uno dei principi che emerge con maggiore forza dalle recenti pronunce riguarda il superamento dell’automatismo secondo cui il coniuge economicamente più debole avrebbe sempre diritto al mantenimento. La Cassazione sta progressivamente affermando che la semplice disparità reddituale non è sufficiente, da sola, a giustificare il riconoscimento dell’assegno.
Con diverse ordinanze emesse tra il 2025 ed il 2026, la Suprema Corte ha chiarito che il giudice deve verificare la reale capacità lavorativa del coniuge richiedente; l’effettiva impossibilità di raggiungere un’autonomia economica; il contributo dato alla formazione del patrimonio familiare; eventuali sacrifici professionali sostenuti durante il matrimonio; la concreta situazione economica di entrambe le parti.
La logica seguita dalla giurisprudenza è quella di evitare che l’assegno si trasformi in una rendita automatica scollegata dalla reale funzione solidaristica prevista dall’ordinamento.
Serve la prova concreta dei sacrifici professionali
Particolarmente significativa è l’ordinanza n. 300/2026 della Corte di Cassazione, che ha rafforzato l’onere probatorio a carico del coniuge che richiede l’assegno in funzione perequativo-compensativa.
Nel complesso, l’orientamento attuale della Corte di Cassazione evidenzia una crescente attenzione verso la prova documentale, la verifica reale delle condizioni economiche,il principio di autoresponsabilità, la concreta capacità lavorativa delle parti,la causalità tra scelte familiari e squilibrio patrimoniale.
Le decisioni in materia di mantenimento risultano oggi sempre meno fondate su presunzioni astratte e sempre più orientate ad una ricostruzione concreta della storia familiare, lavorativa e patrimoniale dei coniugi.
Per questo motivo, nelle cause di separazione e divorzio, assume un ruolo decisivo la capacità di documentare in modo rigoroso i redditi reali le disponibilità patrimoniali (anche immobiliari), il tenore di vita, i sacrifici professionali, le esigenze dei figli ed i mutamenti sopravvenuti delle condizioni economiche.
La fase istruttoria, oggi più che mai, rappresenta il vero cuore del contenzioso familiare.